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Piero, di rientro dalla Francia, ci scrive della sua esperienza come volontario SVE.
Non si riesce a definire bene, con poche parole, l'esperienza di un servizio di volontariato europeo, bisognerebbe viverla! O meglio, questo è ciò che capita a me... leggi tutto
Non si riesce a definire bene, con poche parole, l'esperienza di un servizio di volontariato europeo, bisognerebbe viverla! O meglio, questo è cio' che capita a me...c'è qualcosa di indefinito, che sa di molto, non sai come chiamarlo, ma sai che c'è. Io ho avuto l'occasione di fare un SVE a breve termine (tre settimane) a Roubaix, nord-est della Francia. Mi hanno chiesto di parlare un po' di questa mia esperienza, bene, il primo aggettivo che mi viene in mente è crudele. Arrivi una sera in una città completamente diversa dalla tua, disperso in un luo go assurdo (la gare Lille Europe), in attesa che il tuo tutor venga a salvarti, accompagnato dagli altri volontari, e portarti a casa. E tu sei felice di tutto questo.Arrivi in una residenza piena di gente proveniente da ogni parte del mondo, e non puoi fare altro che parlare con tutti, raccontare la tua storia, ascoltare quella degli altri, e nonostante un'intera giornata di intenso lavoro, passare le notti, tutti con lo stesso enorme sorriso, a ridere delle proprie vite, a parlare molte lingue differenti tentando di farti capire, si diventa eccessivamente mimici pur di farsi comprendere e goffamente si fanno discorsi. Solo questo potrebbe bastare, ma il bello deve ancora venire. Il lavoro, l'attività al centro sociale ECHO (possiamo anche evitare di descrivere le estenuanti corse mattutine per arrivare in orario alla stazione, prendere la metro e dopo 40 minuti essere a lavoro...non è colpa mia se sono sempre in ritardo). In questo breve periodo ho faticato con ragazzi con un età compresa dai 6 ai 17 anni, ed il carico di emozioni è tanto. Un inizio complicato, tentendo di capire un bizzarro francese e correndo dietro piccoli selvaggi che si picchiavano ogni due minuti. Tornavo a casa stremato. Dopo qualche giorno ho iniziato a capire qualcosa, si inizia ad entrare nell e loro vite, e loro nella tua. Impari a conoscerli, a scherzare con loro, insegnarli qualche nuovo gioco, trucchi di magia, giocoleria, mangi con loro, corri, accompagnato anche dagli altri animatori, per le vie di Roubaix, alla disperata caccia di un tesoro, e ancora le partite a calcio, le giornate in piscina, le escursioni a Lille...e quando sei li sei felice. Poi ti rendi conto che è finito, che le tre settimane sono volate via...e non vuoi piu ripartire, vuoi restare li, proprio ora, sul piu bello, quando i ragazzi ti incontrano per strada e ti urlano contro "Ehi italianoooo, ça va?" e ti tempestano di domande, quando gli amici della residenza ti chiedono se sei disposto a farti sequestrare per restare ancora li con loro, quando cominci a sentire tua anche questa città, ad osservare posti quasi familiari...tre settimane sono davvero poche, non hai tempo per gestire tutte le dovute emozioni...proprio ora, ripartire...crudele, ma bellissimo.
Un vecchio uomo diceva che non essere alcuna cosa e non amare alcuna cosa sono tutt'uno...tanto piu uno partecipa all'essere, quanto piu ama cio' che lo circonda, e viceversa.
Il mio augurio è che anche voi possiate vivere esperienze simili e lasciarvi infettare dagli altri...ciao
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