 Progetto di volontariato europeo svoltosi dal 10 al 30 Gennaio 2010 ad Altamura
Il progetto “Creativity in disability” è nato dalla volontà di permettere a un giovane europeo di fare un esperienza di volontariato di breve termine nell’ambito del programma Gioventù in Azione nella città di Altamura.
L’organizzazione d’accoglienza è Link – Altamura - Italia, quella di invio Adice-Roubaix- Francia.
A questi due nomi di associazioni che da anni si muovono per favorire la mobilità giovanile e tutto quello che comporta, si aggiunge il nome di Vivere, una associazione altamurana che opera nel mondo della disabilità, svolgendo al meglio il proprio lavoro con tutti gli sforzi (economici e di sensibilizzazione) che questa città ancora e ancora richiede.
Con questa associazione, Link ha avviato da qualche anno una collaborazione che di tanto in tanto, tenendo conto delle possibilità e delle risorse, si concretizza in progetti volti a supportarsi vicendevolmente. Nella sede operativa di Vivere, in un locale della parrocchia di Sant’Anna, si sono svolte le attività del progetto rivolte ai ragazzi/e che vivono parte della loro giornata li e che di buon grado sorridono con curiosità a quanti aprono la porta.
L’abbiamo fatto anche noi, io e Anthony Cussac, e l’effetto posso dire è stato stupefacente.
Per otto pomeriggi, distribuiti nell’arco di tre settimane (durata della permanenza qui ad Altamura di Tony- tempo breve ma diciamo pure intenso), ci siamo proposti delle attività prima per avviare e approfondire la nostra conoscenza e poi per trovare momenti e strumenti d’espressione.
E lì sono cominciati quelli che ho definito “attacchi” d’arte.
Il primo lungo “attacco” è stato quello di costruire un mezzo per cominciare il nostro viaggio insieme e cioè abbiamo disegnato e colorato delle strisce di carta. Una volta unite, queste hanno dato vita ad un treno che dopo un piccolo giro di rodaggio abbiamo arrotolato su un tubo di cartone. Graziano poi, un grande ragazzo dedito all’ordine lo ha riposto nell’armadietto dei materiali.
Il risultato: un successo marciante!.
Il secondo “attacco” d’arte è nato dalla sensibilità di Tony che, mettendo a disposizione le sue passioni e abilità, ha pensato bene di fotografare ciascuno di noi, uno per uno, ne ha stampato le foto su dei fogli di carta A4 di peso leggero, in bianco e nero e ci siamo dati colore a nostro piacimento. Qualcuno, stanco ha deciso di ispirarsi ai primordi della tecnica fotografia lasciando la propria immagine in bianco e nero..
Il risultato: iperrealistico.
Terzo “attacco” d’arte, quello che ha richiesto più tempo: la realizzazione di un libro degli animali con la tecnica pop-up, la mia di passione (non più solo mia, mi auguro), l’ultima in ordine di tempo.
Abbiamo allora cominciato a parlare degli animali, attraverso la storia di Cappuccetto Verde di Bruno Munari che abbiamo raccontato utilizzando il Kamischibai (piccolo teatrino-valigia di invenzione giapponese).
Per donare la forma agli animali, dapprima nelle nostre teste, abbiamo cercato, tornando a casa delle immagini di animali sui libri, riviste, ovunque esse fossero nascoste e abbiamo fatto degli sforzi per arrivare a vederle.
Il giorno dopo eravamo davanti alla carta bianca, tutta bianca con un delicato e preciso quadrato dentro il quale l’animale aspettava un segno.
Qualcuno se l’è sbrigata da solo, qualcun altro ha cercato una guida e allora il disegno si è fatto a più mani che insieme si sfiorano, si seguono e si fidano.
Ancora, abbiamo messo il colore imparando (grazie a quelli che erano stanchi di colorare) che anche il bianco è un colore, e io e Tony ci siamo premuniti di ritagliare nei punti giusti le immagini per permetterne il salto all’apertura.
Ahhhhhhhhhh e le parole. Non è sempre vero, ma si possono trovare delle parole per tutto, per spiegarsi, parole da ascoltare, da dire, si ma difficili a volte da scrivere. E allora questa volta l’attacco è stato il dubbio: ce l’avremmo fatta a dare la forma ai nostri pensieri.
Si, ci siamo riusciti, guidandoci a vicenda naturalmente e fregandocene di sbagliare qualcosa.
Il risultato: il libro non è ancora finito, manca la copertina, ma questo è un dettaglio piccolo. Quello che non dovete assolutamente perdervi è la curiosità che si prova a girare la pagina. Noi l’abbiamo fatto.
L’ultimo “attacco” d’arte è quello che sta prendendo Tony in questi giorni, che tornato nella sua città Cambrai (vicino Roubaix) sta lavorando (spero, sono sicura di lui) al montaggio del video delle riprese che lui stesso ha fatto durante il progetto, di modo che sia il “materiale” a ricordarci quello che il tempo potrebbe spegnere nelle nostre memorie.
Beh, sapete che vi dico, è meglio arrestare questa presentazione di parole. Ma perdonatemi non posso fare a meno di lanciarvi un’altra parola, la più significativa di tutto l’intero progetto.
NIKEL (parola di uso corrente nella zona di provenienza di Tony).
Per quanti volessero capirne il significato, risparmiatevi di cercarla su un vocabolario di lingua francese, non ne troverete il senso a cui ci riferiamo; piuttosto prendete pure contatti con Tony, lui saprà e sarà contento di spiegarvelo direttamente.
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Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito a questo progetto ma più di tutti per questa volta voglio ringraziare me stessa. Lo so che questo potrebbe apparire un “attacco” di presunzione, ma lo devo a tutti quelli che ho incontrato giusto fino a questo istante.
Santina Gesualdo
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