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Monday, 26 September 2011 08:45

Sei mesi all'italiana!

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daniela

Daniela, 25 anni, messicana, sta svolgendo un progetto di Servizio Volontario Europeo presso l'associazione Tolbà di Matera. Daniela è la prima volontaria SVE in Basilicata. In questo articolo ci racconta la sua esperienza fino a questo punto, tra shock culturali e nuove scoperte.

 

Sono arrivata in Italia quattro mesi fa, avevo un italiano scarso e brutto. La prima volta che sono andata a Tolbà era un pò nervosa, non so perché, ho fatto tante cose nuove che dovrebbe essere per me una cosa normale, però io non riesco mai ad abituarmi a questo.

Devo dire che io non ho avuto il famoso “shock culturale” per fortuna, perché lo avevo avuto in Spagna ed è stata una cosa molto brutta; per me la cosa piu brutta è che devo condividere la camera con altre 3 persone, questo si che degno di chiamarsi “shock” non il fatto di mangiare alle 13:30 invece delle 17:00.

Per fortuna per me da i primi giorni in Italia mi ho trovato bene, ancora mi trovo bene, anche devo dire che ha fatto tanto caldo da pensare di scappare dell’Italia, per fortuna è arrivato il freddo.

Da i primi giorni a Matera tutto mi è piaciuto, il cibo italiano è molto buono, la città è bellissima, non mi stanco mai di andare nei Sassi, la gente è molto brava e simpatica, almeno la gente che io ho trovato, si può prendere sempre un buon gelato, il caffé è una cosa molto speciale e l’aperitivo italiano è una cosa che io trovo molto carina; questo è una cosa che mi piace degli italiani, che tutto gira intorno al cibo.

tornio

Ancora non riesco a capire perché la gente o gli altri volontari mi chiedono se io mi annoio a Matera, per me ancora è una domanda un po strana; perché dovrei annoiarmi in Italia? Se posso andare ogni giorno a un bar diverso, se posso prendere almeno cinque tipi diversi di caffé, se ancora trovo una nuova strada per scendere nei Sassi, se finalmente posso andare in piscina, se posso fare una passeggiata e chiacchierare con i mie amiche, se il dialetto e le parolacce sono ancora tante da imparare, penso con tutto il rispetto che questa non è una domanda, la domanda giusta sarebbe, perché si annoia la gente o i volontari a Matera? Se qua tu puoi parlare con qualcuno, io parlo anche con la ragazza che lavora nella biglietteria del cinema, penso che tutto dipende da te, della voglia che tu hai de imparare l’italiano, di conoscere la cultura e la idiosincrasia italiana, e non parlo cosi perché ho il “romanticismo culturale” ma solo perché per me è cosi; ci si puoi annoiare in una metropoli, ho vissuto a Madrid e conosceva gente annoiata, e in Messico ho vissuto a Guadalajara una città di otto milioni di abitanti e conoscevo amici che mi dicevano “che noia questa città”, quindi dipende da te!

E la cosa piu bella è che quando mi manca il Messico sempre mi faccio degli spaghetti al sugo con molto peperoncino e cosi finisce la mia nostalgia.

In Italia non tutto è “bello”, ho visto come altre volontarie si arrabbiavano perché uscire dalla Basilicata è un poco complicato, perché il treno è spesso in ritardo, perché per andare in un altro paese si deve andare sempre a Bari, perché la gente e troppo simpatica, e cosi tante storie, che io ho sempre ascoltato, e mi dicevò meno male che sono messicana, perché senò che palle!, solo perché il treno è in ritardo non è un motivo per finire la mia “gioia italiana”, in Messico può succedere che forse, magari, arriva in ritardo il pullman.

Quello che è una cosa brutta in Italia, oltre che il governo Berlusconi (però dove esiste un buon governo?) sono le particelle pronominali : CI, NE anzi i pronomi personali. Questa è un’altra cosa che io non riesco a capire degli italiani, perché fanno cosi nella loro lingua, esempio GLIELO, che qualcuno mi di una spiegazione! Che non sia grammaticale.

A Tolbà la organizzazione dove faccio il mio SVE, le cose piano pian stanno arrivando, e questo è una cosa molto importante perché sicuramente anche questo avrebbe potuto influenzare la mia “gioia italiana”, soprattutto perché io veramente volevo imparare da questa esperienza. Penso che la cosa piu importante è avere pazienza, e sapere adattarsi al ritmo dell’organizzazione e non aspettare che tutto sia gia fatto, penso che anche sia meglio  avere un po’ di fantasia e pensare cosa posso fare io.

Comunque penso che è normale ogni tanto avere dei dubbi e pensare cosa faccio io qua? Tante volte prima di arrivare in mi fermava10 metriprima dalla porta e mi chiedevà cosa faccio io qua? Veramente Tolbà è contenta di avermi scelto, sto imparando qualcosa, e se solo disturbo la gente di Tolbà, e se forse non sono arrivata al momento migliore, e se forse meglio ritornare a casa.

 lab

I primi mesi ogni tanto parlavà con un amico per dirgli: “dimmi perché sono venuta in Italia, dimmi perché devo attraversare la porta di Tolbà ogni giorno?”; Adesso che ci penso, quando ritorno a casa almeno gli porto un pacco di caffé italiano, per ringraziarlo; per fortuna per il mio amico, ho smezzo di rompergli le palle con questo argomento. Adesso posso attraversare la porta di Tolbà senza fermami10 metriprima della porta.

Adesso sono contenta delle attività che ho realizzato fino ad ora a Tolbà, quello che mi è piaciuto di piu sono stati le attività con i bambini, come il corso di ceramica e di cartapesta, e la opportunità di chiedere ogni mattina: “cosa avete portato di merenda? La focaccia!

Anche è stato bello potere partecipare alle attività che svolge Tolbà come il torneo di calcio antirazzista, il corso di lingua e cultura italiana per cittadini adulti extracomunitari, il corso dei assistente familiari per cittadini italiani e stranieri, anche se devo dire questè ultimo è una noia mortale, ma lo faccio perché cosi è una forma di partecipazione ad una attività di Tolbà, anche per essere con Bruna e Nicoletta sempre di Tolbà, e perché cosi almeno ascolto l’italiano e ogni tanto imparo qualsiasi cosa. 

Adesso ho finito finalmente il mio progetto personale, che era fare una piccola ricerca su “Las muertas de Juarez”, penso che ho fatto un buon lavoro, aspetto che serva in qualche modo a Tolbà.

Adesso sto faciendo una traduzione dall’italiano allo spagnolo per un picolo libro di Tolbà che si chiama “La valigia dei ventagli”, e ogni pomeriggio studio un po di italiano e aspetto con calma le nuove attività. 

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