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Difficile raccogliere le esperienze vissute o meglio, è impresa ardua tentare di descrivere quel groviglio di sensazioni ed esperienze che è stato il mio SVE in Lituania. Tanti chilometri mi separavano da casa quante erano le occasioni di sentire nuove emozioni e nuove occasioni di conoscenza che quotidianamente questo mese offriva.
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Difficile raccogliere le esperienze vissute o meglio, è impresa ardua tentare di descrivere quel groviglio di sensazioni ed esperienze che è stato il mio SVE in Lituania.
Tanti chilometri mi separavano da casa quante erano le occasioni di sentire nuove emozioni e nuove occasioni di conoscenza che quotidianamente questo mese offriva.
La partenza, fissata per il 2 giugno, connotata dall'ansia di non potercela fare, da un misto di timore non affatto agevolato dalla mia totale inesperienza in termini di aerei,voli,check in,gate,compagnie e quant'altro!
All'arrivo a Roma l'incontro con le mie compagne di viaggio italiane, Chiara e Mariarosaria, rende il tutto un po' più semplice, tant'è che il primo piede a Vilnius,dopo un bel po' di ore di viaggio, è ormai retto da un grande volontà di andare avanti: via le paure, i timori dell'ultimo momento, e lanciarsi lesti verso questa grandissima avventura; bere a questa coppa e rendermi ebbro di Europa!
Il mio impatto con il mio coinquilino di stanza David, inglese, non poteva essere dei migliori, subito cordialità e atmosfera molto distesa, quasi familiare, come tra fratelli.
A mio avviso la collaborazione è uno degli elementi fondanti del SVE e ho avuto modo di rendermene conto in quell'appartamento nel centro di Vilnius (al quinto piano senza ascensore...che fatica! ma che muscoli!), condiviso con altre 7 persone, dove nazionalità, lingue, culture e altro ci dividevano ma lo spirito di collaborazione ci univa.
Le ore di sonno sono stentatissime, l'emozione è troppa e l'idea di condividere tutto con altri mi mette in fibrillazione.
Il giorno dopo un bus ci aspetta sotto casa poiché siamo attesi in una fattoria a una quarantina di chilometri dalla capitale lituana. Una location fantastica, immersa totalmente nel verde e circondata da laghi, caratterizzata dal sapore e dall'odore del buon cibo tipico della gentilissima e ospitalissima padrona di casa, dove svolgere per tre giorni, nella tranquillità tipica della natura, attività per la creazione di un gruppo solido, di conoscenza di noi, delle culture dei rispettivi paesi di provenienza e del senso del nostro progetto.
Prima di tutto, sostanzialmente, è il momento della conta. In questa avventura siamo in 12: oltre alle già citate ragazze italiane e al sottoscritto, Eleni e Kinthya dalla Grecia, David e Jan dall'Inghilterra, Martina e Julia dalla Slovacchia e Cylia, Camille e Maeva dalla Francia.
Sotto la premurosa guida della nostra mentore Agne, quasi un'amichevole insegnante, il gruppo prende forma, diventa solido e si irrobustisce, vengono fuori le idee e la creatività ha un impellente bisogno d'essere soddisfatta. Abbiamo bisogno d'esser operativi!!
Al ritorno in capitale, con qualche dispiacere per aver lasciato quel posto meraviglioso, l'arrivo nell'ufficio del VEKS dove quasi una trentina di simpatici e cordiali lituani e lituane lavorano sodo per Vilnius Capitale Europea della Cultura 2009. Infatti è questo lo scopo del nostro servizio di volontariato, ovvero una serie di iniziative che si inseriscono nel quadro ben più ampio di un progetto che mira a creare un clima d'interesse per la Lituania e per le attività che vedranno Vilnius prossima capitale europea della cultura.
Le maggiori iniziative del nostro mese sono principalmente due: "Let there be night", ovvero l'annuale notte di Vilnius interamente dedicata a spettacoli teatrali, danze, proiezioni cinematografiche e fotografiche, giochi di luce e arte di strada, e "Terno Vilna", innovativo festival musicale nell'area Rom di Vilnius.
Alla prima attività non abbiamo avuto modo di collaborare come avremmo voluto, complice anche il maltempo, che però non ci ha fatto desistere dall'idea di girovagare per tutta la notte per la città, seguendo qua e là qualche curioso spettacolo, dal balletto ai concerti di musica electro.
La seconda attività è stata invece doppiamente entusiasmante poiché ci ha dato l'opportunità di lavorare con i bambini dell'area Rom, coloro che spesso con disprezzo vengono chiamati "zingari".
Sarà stato per l'aspetto pedagogico/ludico o per quello sociale, ma sono rimasto colpito da questa iniziativa. Si percepisce di fare qualcosa di grandioso, per sé stessi e per quei bambini, i cui occhi nella loro vita purtroppo molto probabilmente vedranno il disprezzo e il diniego nel volto di quel mondo che li emargina e dal quale loro non si sentono accettati, dal quale loro, anche colpevolmente, spesso fuggono.
Si rimane stupiti alla vista di quegli uomini e di quelle donne, che tentavano di rivolgerci tutti i loro onori, ovviamente nei limiti delle loro possibilità, quei bambini che danzavano con noi sulle nostre spalle ai ritmi di una musica funky o drum'n'bass, quelle bimbe con il loro vestito più bello per l'occasione, la loro fantasia e creatività impressa sui fogli con pennelli e pastelli.
E il mese passa così, sfugge via sempre più, ma certamente non è sempre e tutto lavoro,anzi! Le occasioni di festa sono tantissime, momenti indimenticabili indelebili come fotografie su una pellicola. I giorni passano, il tempo scorre e arriva il momento del ritorno a casa, immancabilmente qualche lacrimuccia scende nell'abbracciare quei compagni che per un mese con i quali hai vissuto, convissuto e a volte sopravvissuto! E ritorni a casa consapevole di quello che è il vero senso dell'Europa, quell'immensa comunità che sembra così lontana ma che siamo in partenza noi, una comunità unita nella diversità, che abbatte ideologie e pregiudizi, spoglia la persona di quello che è l'apparenza e l'esteriorità e la guarda per quello che ha dentro, per il suo cuore e per la sua grande voglia di vivere e conoscere che ogni persona dovrebbe avere.
Nicola Disabato
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