"I’m an inclusive tool!
Era il 2003 quando cominciavo ad affacciarmi, da giovanissimo e inesperto, al variegato e molto spesso trascurato mondo del Sociale. L’appetito è venuto mangiando come si vuol dire, o, meglio, aiutando, facendone un’arte prima un mestiere molto gratificante poi.
Mi sono impegnato per avere le carte in regola per farlo, per non danneggiare alcuno nelle pratiche di aiuto, l’ho studiato seriamente, all’università (metodo di apprendimento formale!).
Sin da allora sono impegnato come operaio nell’infinito cantiere dell’inclusione sociale, muovendomi giorno per giorno nel bistrattato terzo settore italiano: tante difficoltà, tanti sforzi, tante gioie e soddisfazioni.
La voglia di respirare Europa mi ha sempre accompagnato ma, il lavoro affatto facile ma stimolante sul mio territorio, il radicamento alla mia bellissima regione e ai miei affetti passati e presenti, mi hanno portato ad accettare una sfida del tutto in controtendenza e a dire: io resto qui! Contro ogni statistica e prospettiva sulle condizioni lavorative future, contro il trend, quanto mai attuale, di andare via io ho deciso di rimanere e non certo per codardia, anzi.
Quanto mi riserverà il futuro non mi è dato saperlo ma ho iniziato a pensare che tale scelta potesse non influenzare la mia voglia forsennata di conoscere, confrontarmi e ripensarmi attraverso le opportunità che quest’Unione Europea offre malgrado quanti l’avversano senza conoscerla, senza assaporarne i vantaggi (in realtà molto visibili ma si sa, è sugli svantaggi - si, ci sono anche quelli! - che amiamo soffermarci).
D’altronde non sono solo, c’è una miriade di giovani che lo fa, con un entusiasmo sbalorditivo, siamo cittadini che quando varcano i confini incontrano altri cittadini (spesso più cittadini di noi, qualunque sia la loro provenienza).
Ho iniziato così, con questo spirito, a fare esperienze come quella che mi accingo brevemente a raccontarvi. Un’opportunità di informarsi sui programmi europei colta quasi per caso, un invito ricevuto via mail, la curiosità che mi contraddistingue ed eccomi ad “applicare” (n.d.r. inviare l’application form compilato!) e poi a discutere, pochi giorni dopo, del Grundtvig “Inclusive Toolbox – Cooperation for social changes in Europe” e dell’appuntamento formativo (stavolta non formale!) in Polonia, a Poznan: ci sto, partecipo, sarò l’inclusive tool italiano.
Un paio di incontri di preparazione e il giorno della partenza è già arrivato: metto in valigia qualcosa di rappresentativo delle nostre pratiche di inclusione sociale e parto per condividere, per apprendere, per sperimentarmi con la voglia di tornare cambiato! Non perché credevo che io non andassi bene ma perché in esperienze del genere mi metto molto in gioco: non sono geloso delle mie conoscenze come non lo sono i professionisti che incontro, con i quali ci si stupisce a vicenda, ci si scambia ricchezze sotto forma di esperienze e quindi un po’ ci si cambia.
I cinque giorni sono stati finemente organizzati dalle associazioni partner, Horizonty ha messo in campo il meglio di sé: giorni di lavoro intenso, ben cadenzato, ricco di significato. Un veloce quanto efficace “ice breaking” iniziale e poi immediatamente calati nella realtà - contenitore dell’esperienza/esperimento: Poznan, il quartiere di Lazarz e i suoi annosi problemi. Il team c’è, è valido e in grado di lavorare.
Tre sono stati i fondamentali lungo cui si sono snodate le attività: apprendimento interculturale, approccio con la comunità locale attraverso la rilevazione dei bisogni, animazione territoriale con condivisione del proprio “bagaglio”, feedback ai policy maker locali (rivelatosi quasi un question time come se fossimo anche noi cittadini di Poznan!).
L’eccezionalità di quanto fatto è stato lavorare all’unisono benché tutti provenienti da paesi diversi, tutti accomunati da un unico obiettivo e sotto un un’unica bandiera: dare il meglio di sé e crescere con gli altri! Ovviamente la metodologia utilizzata dai trainer polacchi ha agevolato molto! Sono stati loro i nostri angeli custodi, loro ci hanno accompagnato quando ce n’era bisogno, loro ci hanno lasciato la mano quando sapevano che era il momento. I trainer e i volontari polacchi sono stati unici! Rigorosamente efficaci nei metodi utilizzati, unicamente precisi nei tempi lasciandoci sempre degli spazi per scambiarci le personali vedute quando necessario. Le sere a Poznan hanno coronato il tutto con una totale immersione nel mondo giovanile che, d’altronde, era il principale oggetto su cui focalizzare l’obiettivo.
Sono tornato certamente cambiato anche perché oltre tutto conosco meglio me stesso, la mia capacità di stare in gruppo con persone con background diversi è stata stressata dall’utilizzo di una lingua, l’inglese, non mia ma ciò non ha rappresentato un problema anzi una risorsa, ho scoperto capacità che non sapevo nemmeno di avere e che ora voglio fortemente sviluppare, ho testato diversi approcci a potenziali utenti portatori di bisogni differenti, ho constatato ancora una volta che i nostri paesi sono accomunati dagli stessi problemi generali benché differenti per intensità, sfaccettature e, ahimè, risorse impiegabili per la loro risoluzione.
Dziękuję a tutti gli amici europei che hanno condiviso un sorriso con me!"




Questo è il racconto di Giuseppe Memola, che ha partecipato ad una mobilità in Polonia all'interno del progetto "Inclusive Toolbox", Grundtvig Partnership.
















