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Austria Grenzenlos 2Ciao, mi chiamo Vincenzo, e con questo articolo vorrei raccontarvi lo Short term EVS al quale ho partecipato questa estate, a Vienna che portava il nome di "Let's act theater Camp" presso l'associazione Grenzenlos ed era prevalentemente incentrato sul teatro, con il fine di integrare persone di diverse culture e con diverse situazioni sociali.
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Sono certo che pur andando a fondo nei dettagli, non potrei esprimere quello che per me è stata questa esperienza. Sono state tre settimane intense, sotto il punto di vista fisico, umano e sociale che hanno sancito concretamente quello che probabilmente sarebbe stato un traguardo solo fittizio: la maturità. Proprio così, perché il giorno della partenza è coinciso con il giorno del mio diciottesimo compleanno, e con l'inizio di questa esperienza meravigliosa. Andiamo con ordine: sono partito con uno zaino, la mia chitarra, tanta determinazione e tutto l'affetto che i miei cari potevano infondermi nelle ore prima della partenza. Davanti a me circa 15 ore di treno complessive e lì, ad aspettarmi, un gruppo internazionale di 25 persone, con le quali avrei condiviso i successivi 21 giorni, una casa, uno spettacolo, una città e tutte le avventure ("le cose che accadranno") che non puoi aspettarti, e che rendono subilme qualcosa già speciale per natura.
E invece al mio arrivo la casa era ancora vuota, se non per qualche leader indaffarato a concludere le ultime faccende prima dell' arrivo dei partecipanti: un ottimo motivo per depositare i bagagli e andare a scoprire il fascino variegato di una città come Vienna che, al primo appuntamento, aveva già catturato una parte di me.
Al rientro, un tripudio di umanità aveva animato la casa più di quanto potessi aspettarmi: Honduras, Taiwan, Cina, Russia, Armenia, Iran, Repubblica ceca, Ucraina, Inghilterra, Turchia, Belgio, Francia, Germania, Spagna, Austria e infine Italia sotto lo stesso tetto e con lo stesso spirito di condivisione e integrazione che non è mai mancato per tutto il corso del progetto. Ero il più piccolo e il solo italiano, eppure si chiacchierava tranquillamente con tutti, e lo scarto di età ( la più grande aveva 54 anni!) era praticamente inconsistente.
 
Austria Grenzenlos 5Le attività sono cominciate subito: la prima settimana è stata dedicata a giochi o momenti di scambio culturale, attraverso i quali siamo riusciti a rompere il ghiaccio con tutti e se ciò non accadeva durante questi laboratori, allora accadeva spontaneamente nel tempo libero che gestivamo in modo autonomo, andando in giro o usufruendo di tutto ciò che la casa metteva a disposizione: giochi di società, biliardo, ping pong, film in streaming e soprattutto un piacevolissimo clima sociale di scambio e promiscuità. Proprio attraverso questo ambiente sono riuscito ad ascoltare e fare mie le storie di vita di persone che vivono in contesti del tutto diversi: accompagnato da una buona birra, ognuno ha raccontato di come è scappato dal suo paese perché non lo sentiva così suo; oppure di come è riuscito ad impedire ad un impedimento fisico di rovinargli la vista e la vita; oppure del fatto che si trovava lì perché si sentiva insoddisfatta e cercava, in un continente nuovo e in una situazione diversa, la sua vita ideale; qualcuno era più silenzioso e sperava che attraverso un progetto del genere avrebbe tirato fuori la sua personalità estroversa; altri invece erano fin troppo estroversi e hanno imparato a tacere quando bisognava farlo. E così, ogni sera si poteva assaporare un clima diverso, esotico, talvolta tropicale, talvolta siberiano, o urbano, o selvaggio a seconda di chi tenesse il discorso. Una sera poi abbiamo avuto modo di assaporare per davvero le specialità dei vari paesi: nell' "International evening" ognuno ha presentato il proprio paese attraverso una pietanza o qualcosa di molto tipico che lo rappresentasse. Io, personalmente ho esportato il padre Peppe (molto apprezzato da tutto il mondo) e un po' di musica nostrana; ho avuto modo di gustare una zuppa di alghe (che sapeva di rana) taiwanese e ho visto con quanto orgoglio gli spagnoli rivendicavano ed esaltavano la semplice unicità del loro "Pan Tumaca", unicità smentita nel momento in cui ho detto loro che da noi quello aveva il nome di bruschetta. E poi biscotti, birra aromatizzata, polpette turche, gustosissimo pollo cinese e così via.
 
I weekend erano totalmente liberi da vincoli, se non l'obbligo di partecipare il lunedì seguente alle attività mattutine in condizioni fisiche e psicologiche accettabili. Nonostante ciò, lo spirito di libertà era così forte che (come tutti gli altri giorni) il sonno era una cosa secondaria e trascurabile, e si arrivava a lunedì che eravamo tutti come zombie, almeno fisicamente. Qualcuno è addirittura arrivato fino in Croazia ed è rimasto bloccato sulle Alpi per una notte intera, perdendo diverse coincidenze e rientrando distrutto con un giorno di ritardo; altri facevano gite al lago, nella vicina Slovenia, o in una delle tante attrazioni della città.
Così è trascorsa anche la seconda settimana, e tutto ciò che ho appena raccontato è successo allo stesso modo in questi secondi sette giorni, con un'intensità e una coesione sempre più forti. Abbiamo cominciato a lavorare sull'espressione, sottoforma di recitazione, canto, ballo e musica, ognuno con le proprie doti e le proprie specialità che rendevano ogni laboratorio un momento davvero divertente e leggero e soprattutto un mezzo per superare i propri limiti scoprendo nuove parti di sé.

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Al di fuori delle attività, era sempre magico trascorrere del tempo in compagnia in Vienna, scoprire sempre nuovi posti e fare tante esperienze: un giorno, ho suonato con un ragazzo delle Honduras in un parco, e sebbene non sia stata un'esibizione impeccabile di certo non è mancato il divertimento e l'emozione della prima volta. I legami si stringevano giorno dopo giorno, e infine, è arrivata la terza ed ultima settimana. 
Le attività erano sempre più dense e l'arco di tempo che va dal lunedì al venerdì, giorno dello spettacolo, è stato un ripidissimo climax di intensità, emozione, esperienza e anche nervosismo. L' idea di fondo per lo spettacolo era una parodia del celebre romanzo di Verne, "il giro del mondo in ottanta minuti" che sono risultati ottanta minuti effettivi. Qualcuno non era mai salito su di un palco (e si è ritrovato nei panni del personaggio principale, recitando in modo egregio), altri, troppo sicuri di sé, sono finiti a non avere le idee chiare fino alla prova generale (ah, i francesi...). Qualcuno si aspettava un copione da seguire e quando gli è stato detto che avrebbe dovuto scrivere da sé la scena, dopo qualche tentennamento, si è dato da fare ed è riuscito a rendere lo spettacolo tale. Ogni scena era ambientata in un paese diverso, e in ogni scena, attraverso gli stereotipi e i luoghi comuni del paese, i protagonisti finivano invischiati in cerimonie orientali, con regole etiche imprescindibili(e sconosciute a loro), banchetti infiniti, mercati fin troppo caotici e boschi magici delle montagne del nord-est e dovevano ovviamente cercare la via di fuga più rapida per compiere il viaggio in tempo.Passando dall'Italia, non potevano che fermarsi a tavola per un pranzetto "veloce". Inutile dirlo, è stato più che un successo, non solo dal punto di vista teatrale, ma soprattutto dal punto di vista personale e del gruppo. Ognuno è maturato, e in ognuno è maturata una passione, o ne è sbocciata un'altra, in un calore generale che solo chi ha fatto esperienze simili può comprendere.
Infine, gli ultimi due giorni, i più magici e i più intensi. Ora dopo ora la casa si svuotava di una personalità (e non di una persona), di una competenza, di una diversa sfumatura di sarcasmo ed è stata una situazione che tuttora non sono riuscito a descrivere tanto fedelmente da renderla comprensibile. Non ho chiuso occhio per circa due notti,
perché sono stato l'ultimo a partire e ho voluto salutare tutti, e accompagnare chi potevo: quando infine, siamo rimasti solamente io e il mio leader/accompagnatore nella casa, abbiamo contemplato per circa mezz'ora il silenzio etereo che (non) animava la casa, riflettendo su ciò che avevamo appena vissuto e su quanto fosse stato incredibile. È difficile ora ricordare questi momenti e descriverli: è qualcosa di non tangibile neanche per la mente, è la magia del ricordo è pertanto non può essere espressa con parole né con nient'altro.
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Non mi resta che augurare a tutti quelli che leggeranno la mia storia, di avere, prima o poi un'esperienza simile, e magari di avere la fortuna di farla accadere, come è successo a me, nel momento esatto in cui essa aveva bisogno di accadere. Un giorno sarete nella mia stessa situazione e capirete meglio tutte le emozioni che ho provato ad esprimere.
 
Nota: Il progetto è stato finanziato dall'Agenzia Nazionale Austriaca, coordinata dall'ente Grenzenlos
 
-Vincenzo