Ciao a tutti, sono Giuseppe Tragni e vorrei raccontarvi la mia esperienza in questo progetto svolto in Finlandia.
«Step Out» è sia un invito che un incoraggiamento a uscire dalla propria zona di comfort; l’intero training ruotava attorno a questo concetto. Dal 18 al 23 gennaio siamo stati accolti presso il centro giovanile di Vasatokka, nella Lapponia finlandese. Il gruppo era composto da diversi educatori provenienti da Finlandia e Belgio, e da me, unico partecipante italiano. Il nostro terreno di confronto è stato il metodo dell’educazione all’avventura, intesa come strumento di crescita personale e come occasione per fare nuove esperienze.
Il concetto di base è semplice: esistono tre zone di apprendimento.
La prima è la comfort zone, quella in cui ci sentiamo al sicuro. Sappiamo cosa stiamo facendo, ma non impariamo nulla di nuovo.
La seconda è la learning zone, in cui sperimentiamo cose nuove e la cui permanenza diventa talvolta scomoda. Ci troviamo in questa zona ogni volta che affrontiamo una sfida o stiamo imparando qualcosa di nuovo. Con il tempo, ciò che apprendiamo tende lentamente a scivolare nella comfort zone, una volta che ci sentiamo ormai sicuri di quella nuova competenza.
La terza è la panic zone, in cui il livello di stress diventa eccessivo, tanto da impedire alla nostra psiche di elaborare ciò che sta accadendo. In questo stato, imparare è impossibile.
L’educazione all’avventura consiste nel rimanere nella learning zone, facendo attenzione a non scivolare nella panic zone. Questo è il compito dell’educatore, che spesso deve anche aiutare e spingere i giovani a uscire dalla propria zona di comfort.
In Finlandia, presso il centro giovanile di Vasatokka, abbiamo sperimentato concretamente cosa significhi questo approccio, partecipando attivamente alle “avventure” proposte dall’organizzazione locale: escursioni, camminate, orientamento con l’uso della mappa, accensione del fuoco con esca e acciarino. Il tutto nel clima finlandese, con temperature che oscillavano tra i -5° e i -15°. Incredibile, vero? Anche per me, abituato al clima del Sud Italia, è stata una vera avventura!
Gli incontri erano orientati anche alla conoscenza reciproca. Ho raccontato ai partecipanti ciò che facciamo noi dell’associazione Link, mentre loro hanno condiviso il loro lavoro quotidiano. È stato un confronto molto ispirante e produttivo e, con grande probabilità, da questa esperienza nascerà una collaborazione attraverso uno scambio giovanile.

