Ciao a tutti, sono Davide, ho 26 anni e sono di Altamura. Ho partecipato come volontario al progetto “play4inclusion”,
svolto presso l’Agorateca di Altamura nel periodo che va dal 26 gennaio al 17 febbraio. Il progetto, che ha raccolto volontari provenienti da diversi paesi, quali Estonia, Spagna, Polonia, Ungheria, Romania, Irlanda e Giordania, ha avuto due filoni principali: il primo, quello di costruire degli strumenti musicali partendo da materiali riciclati, e il secondo, quello di coinvolgere nelle nostre attività musicali i ragazzi del centro Auxilium di Altamura.
La parte relativa alla costruzione degli strumenti, per quanto abbastanza lunga e un po' faticosa all’inizio, ha permesso di sviluppare alcune soft skills che considero fondamentali per il mondo di oggi, che sono la capacità di problem solving, che ha permesso di adattare i materiali di recupero disponibili alle esigenze delle attività svolte, e la capacità di lavorare in gruppo con gli altri volontari. Da un lato più pratico, questa esperienza mi ha anche permesso di utilizzare strumenti da lavoro, dei quali all’inizio ero un po' spaventato, ma che ben presto sono diventati fondamentali per la costruzione degli strumenti musicali.
Per quanto riguarda la parte di attività svolta presso il centro Auxilium, in cui sono state svolte diverse attività musicali che hanno spaziato dalla costruzione di piccoli strumenti musicali con materiale riciclato alla realizzazione
di un podcast a tema musicale, queste attività hanno coinvolto, oltre alle soft skills già citate, anche la nostra creatività e la nostra empatia, fondamentali per lavorare a contatto con persone affette da problematiche di vario genere, permettendo di scoprire storie davvero interessanti.
Tuttavia, da musicista, l’attività che ho amato di più è stata la jam session organizzata l’11 febbraio per presentare gli strumenti costruiti alla comunità altamurana. È stato incredibile vedere come quelli che all’apparenza erano solo secchi, pentole e tubi, che ormai non servivano più, siano tornati a nuova vita come strumenti musicali veri e propri.
Altro aspetto fondamentale di questa esperienza è stato il contesto multiculturale e dinamico che si è creato all’interno del gruppo dei volontari. Questo ha permesso la scoperta e l’integrazione di usi e costumi diversi, di assaggiare piatti tipici preparati dai volontari stranieri, favorendo la crescita personale e stimolando la curiosità nella scoperta di nuove culture. Inoltre, vivere all’interno di un gruppo così eterogeno dal punto di vista delle nazioni di provenienza permette di migliorare le proprie abilità comunicative in lingua inglese, cosa che al giorno d’oggi viene considerata fondamentale.
In conclusione, questa esperienza ha stimolato la mia creatività e la mia voglia di mettermi in gioco. Tuttavia, da musicista, non posso far altro che pensare alla straordinaria potenza della musica, che è in grado di abbattere le barriere che ci circondano: non importa la provenienza, il proprio vissuto e persino se ormai ci si sente da “buttare”, la musica unisce e permette a chiunque di avere una seconda chance.
