Tornati alla civiltà, i partecipanti italiani dello scambio giovanile “CommuniCare” ci raccontano la loro esperienza.
Immersi nel verde del Bosco Mesola a Casa Nazareth per otto giorni, lontani dalla città, dalle abitudini quotidiane e dalla connessione internet, abbiamo partecipato a questo progetto insieme a ragazzi provenienti da Cipro, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Polonia e ovviamente Italia.
Il tema è stato quello della comunicazione nelle sue varie sfaccettature, tra cui quelle più critiche nel nostro presente, come la disinformazione e la comunicazione violenta.
Le giornate sono state animate da attività come debate, workshop di giornalismo e podcast, role play e laboratori teatrali, che ci hanno aiutato a sviluppare nuove competenze comunicative e a confrontarci con prospettive diverse. Allo stesso tempo, la vita condivisa immersi nella natura ci ha permesso di creare legami autentici e amicizie che hanno superato le barriere linguistiche e culturali, dimostrando come la comunicazione possa unire persone provenienti da contesti molto diversi.
Nelle nostre valigie di ritorno abbiamo portato uno sguardo nuovo sul modo di comunicare:
mentre parlavamo di come utilizzare i mezzi digitali grazie all’assenza di internet abbiamo dimenticato di averne bisogno per entrare in contatto con gli altri. In questo modo abbiamo messo in pratica le forme più pure di comunicazione: il gesto, il dialogo, l’ascolto che sopravvivono anche alle barriere linguistiche.
Da un lato abbiamo acquisito uno sguardo più consapevole e innovativo nei confronti della tecnologia; dall’altro abbiamo riscoperto da dove nasce ogni forma di comunicazione e quanto sia importante custodirne la semplicità.
Riportiamo di seguito la testimonianza di Ljubiša Vuković, leader del gruppo bosniaco, in cui ci ritroviamo pienamente.
"If the CommuniCare exchange had to be summarised in a couple of words, those words would carry within them a sense of laughter, joy, and a shelter from everyday busy life. Although the exchange taught us many skills and hopefully broadened our horizons regarding what we can achieve through intercultural communication, I believe that what most participants took away from it was the sense of community that was undoubtedly felt by all of us.
Whether you were Cypriot, Georgian, Polish, Bosnian, or Italian did not play a part: the most joyous, funny, and chaotic interactions happened at the crossroads of our cultures and experiences.
My personal takeaway was learning to leave the highway of everyday life, take the off-road, and drive in first gear, enjoying the scenery passing around me slowly. I am sure that many of us will meet again, or at least stay in contact online. Our personalities are reflections of the people who have made an impact on us, and a tiny portion of every single one of us will remain, perhaps never to resurface again, perhaps one day emerging when we find ourselves in similar situations".
In conclusione, quest’esperienza è stata una parentesi di pace e consapevolezza che si riapre ogni volta che prestiamo attenzione a come comunichiamo, come ci informiamo e come interagiamo.
Alessia, Claudia, Emanuela, Federica e Giuseppe del team italiano.
Ecco una sintesi di com'è andata la settimana.
