Parti con le idee un po’ confuse, senza sapere bene cosa sia la permacultura e vieni trasportato in una dimensione parallela in cui scopri una nuova modalità di vivere e dello stare insieme.
Di certo non è, almeno all’inizio, una passeggiata rose e fiori. Al nostro arrivo la casa sembrava inabitata (il giardino che utilizzano sul retro era vuoto e all’ingresso non c’era nessuno ad aspettarci). Si sentivano solo i bassi del pezzo hard techno al massimo del volume proveniente dalla cucina che ci rimbombava nella testa dopo una notte in bianco passata in aeroporto. Oltre a ciò, il sudiciume dei pavimenti che salta subito all’occhio e la colonia di mosche che abitano la sala da pranzo insieme a tavoloni perennemente appiccicosi sono pronti a darti il benvenuto e sembrano dirti: ti conviene adattarti. La prima reazione è: ma dove diavolo sono finit*? Ed è qui che passerò i prossimi 10 giorni?
Se si supera questo primo scoglio (che non è una montagna insormontabile se si attiva un minimo di spirito di adattamento) ci si apre la possibilità di vivere un’esperienza che potrebbe cambiare la propria percezione del mondo. I primi giorni si è disorientati e tra una parola e l’altra masticata in un inglese arrugginito, inizi a fare conoscenza con gli altri partecipanti, che per varie coincidenze della vita, ora si ritrovano come voi ad essere catapultati da diverse regioni del mondo in quella grande casona nelle campagne di Montendre. Lì però, non conta da dove sei arrivat* o come ti chiami, perché ognuno deve svolgere il suo turno di pulizia giornaliero e come gli altri dormi in un letto a castello in una camerata da otto.
Piano piano, però cominci a prendere il ritmo, a partire dalla colazione per cui hai a disposizione tutto ciò che puoi desiderare, seguito dalle brevi pulizie mattutine (quando si coopera in tanti si fa presto, anche se in questo caso l’efficienza non equivale propriamente all’efficacia) e le attività di giardinaggio. La giornata viene spezzata da una golosa e abbondante pausa pranzo per cui ogni giorno viene incaricato a turno una squadra di 2/3 persone e per cui ci si riunisce tutti insieme nella dining room. Da dopo pranzo i ritmi rallentano, ci si riposa e si chiacchiera all’ombra degli alberi, e finita l’attività del pomeriggio, sei libero di esplorare la zona. A quel punto, ti ricordi di essere comunque a Montendre (non una rinomata capitale del divertimento) e dunque ti tocca ingegnarti e confrontarti con chi si trova lì con te per trovare un modo di passare insieme la restante serata. Si può andare a perlustare il lago lì vicino, oppure andare in avanscoperta e indagare cosa offre la “Music room”: rovistando un po’ nel disordine dell’armadio potrebbe offrire interessanti giochi da proporre agli altri partecipanti.
Comunque sia i giorni passano e tu, mentre di giorno impari nuove pratiche sostenibili per coltivare, ti abitui a respirare l’aria pulita, essere circondato dal verde e le giornate ti sembrano durare di più. I pensieri scorrono più lentamente senza la frenesia di pensare in avanti ma concentrandoti sul presente. Ti accorgi poi che nonostante ti trovi isolato in campagna sei più connesso che mai alle persone che ti circondano, con cui condividi tutto, nel bene o nel male.
E così arrivi alla fine del progetto che l’idea di tornare a camminare su strade asfaltate, fra le automobili e le migliaia di persone indaffarate non ti sembra più così appetibile come quando eri arrivat* (dopotutto hai appena abituato il tuo sistema nervoso a sentire solo il rumore degli uccelli… no non è vero, la musica è sempre sparata, ma avete capito). E nel frattempo avrai conosciuto delle belle persone che ti avranno fatto dimenticare delle difficoltà iniziali e tornerai a casa chiedendoti: ma quindi davvero è possibile vivere così? E soprattutto, perché, se anche noi esseri umani facciamo parte dell’ecosistema che per vivere ha bisogno di attrarre altre forme di vita (finito il progetto le parole variety, life, compost ecc ti usciranno dalle orecchie) allora ci siamo circondati da cemento grigio che uccide la crescita di nuova vita finendo dunque per soffocare anche la nostra? Filosofia a parte, nonostante le heat waves che giorni prima il nostro arrivo avevano bruciato pezzi di foresta circostante, fra gli alberi del giardino della Maison anche il caldo estremo diventava più sopportabile.
La morale della favola è che quando arrivi ti ritrovi obbligato a lasciare indietro abitudini e standard di vita a cui sei da sempre stato abituato per fare spazio a valori e prospettive nuove. Non è detto che dal giorno dopo diventerai un contadino frikkettone che cammina scalzo ovunque vada, ma ti sarai dato la possibilità di conoscere la sua realtà e mettere almeno per un attimo in discussione la tua, e questo è l’arricchimento più grande che ti porterai a casa.
