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Le persone e i giovani ai quali ci siamo avvicinati nella attività di disseminazione e diffusione degli obiettivi, dei contenuti e delle esperienze del progetto Refore (Youth network for Recovering the Forgotten Remembrance - Recupero della memoria dimenticata), promosso nell’ambito del programma Cerv Call- 2023-Citizens Rem della Commissione Europea (“Cittadini, uguaglianza, diritti e valori”) e sostenuto dall’Unione europea, ci hanno lasciato un grande insegnamento: l’approccio non è semplice, spesso i destinatari, di tutte le generazioni, possono sembrare superficiali e disinteressati ma occorre soprattutto essere preparati e pronti alle domande insidiose e agli stimoli provocatori che soprattutto le giovani generazioni propongono. E soprattutto essere disponibili al confronto. È accaduto, per esempio, nel corso degli incontri con le scuole, dove i ragazzi hanno prodotto diverse interviste.

Formalmente Refore è un’azione transnazionale di apprendimento, al quale partecipano cinque organizzazioni giovanili europee: Auryn (Leon-Spagna), capofila; Link (Altamura-Italia); Aequalitas (Lisbona-Portogallo); Intercultura (Dinan-Francia); La Vibria (Terrassa -Spagna). Gli incontri con gli studenti non sono consistiti semplicemente in una illustrazione del progetto, non si è trattato solo di approfondire alcuni aspetti che riguardano la storia del Novecento, (la prima ma soprattutto la seconda guerra mondiale, le persecuzioni razziali e politiche, la repressione, la miseria, le conseguenze materiali umane e sociali che i conflitti provocano) ma anche quello che è successo dopo, con la Guerra Fredda e il tentativo dei popoli e degli Stati di uscire fuori da quelle devastazioni. Un percorso peraltro ricco di contraddizioni. Lo abbiamo fatto con un approccio anche leggero e coinvolgente (le immagini, i video, le serie tv, il gioco interattivo ecc.) e coinvolgendo i giovani nell’approccio alla popolazione locale per stimolare un confronto con i cittadini. 

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È stato, inoltre, interessante il confronto su quanto abbiamo approfondito nelle tappe del progetto, in particolare quella a Cracovia, circa la cosiddetta Piramide dell’odio (l'escalation attraverso cui dai "semplici" stereotipi, ad esempio sulle altre culture, sugli stranieri, sulle donne, sui migranti ecc., si può passare facilmente alla discriminazione, alla segregazione, al razzismo e all'estremo della disumanizzazione dell'altro, dello sterminio e del genocidio). Oppure abbiamo affrontato il tema della dichiarazione universale dei diritti umani (la carta promulgata a livello internazionale subito dopo la Seconda guerra mondiale) che ci ha aiutato a riflettere sulla situazione attuale e sugli esempi concreti di  violazione di questi diritti.  Non solo quindi trasmissione delle conoscenze sul passato ma un seme lanciato per coltivare libertà.

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L’obiettivo di Refore, partito nell’autunno del 2024 e sviluppatosi finora nelle tappe di Dinan (Francia);Altamura (Italia); Leon (Spagna); Cracovia (Polonia);Lisbona (Portogallo), ultima tappa prevista a Terrassa (Spagna), a marzo, è infatti quello di riflettere e confrontarsi sul valore della memoria storica dei luoghi, dei diritti umani e della responsabilità collettiva e di creare gruppi di giovani con il compito non solo di custodire questa memoria ma anche di disseminarla presso altri coetanei a li livello locale.

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 Altro momento di grande impatto è stata la visita organizzata in occasione delle giornate Doors of Change a Campo 65, di proprietà del Comune di Altamura, la più grande struttura di detenzione di prigionieri alleati in Italia durante la Seconda guerra mondiale. All’iniziativa ha partecipato un gruppo di volontari dell'associazione Link, attivi nel progetto Refore. Questi ultimi, nel corso della visita guidata gestita dall’associazione Campo 65 e dagli archeologi dell’équipe di ricerca dell’Università degli Studi di Bari, hanno illustrato a circa 150 persone, provenienti da tutta la regione, i contenuti dell’iniziativa transnazionale e come essa sia in grande sintonia con le iniziative meritorie dell’associazione Campo 65 relative alla conoscenza storica, all’approfondimento e al recupero della struttura.

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È stata un’occasione di confronto e riflessione sul valore culturale e identitario di questo luogo, dove ricerca, memoria e partecipazione civica si intrecciano.

Campo 65 da struttura per prigionieri di guerra a base alleata e di addestramento per i partigiani jugoslavi, è diventato dopo la fine della guerra centro di raccolta di profughi italiani provenienti dall’Istria e dalla Dalmazia e dalle ex colonie italiane, fino a diventare un luogo riconosciuto e protetto per il suo valore storico e, più recentemente, sito archeologico. Dal 2021, infatti, è oggetto di studio da parte delle Università di Bari e di Foggia, su autorizzazione della Soprintendenza ABAP della Città metropolitana di Bari.

Sia per gli incontri con le scuole che per la visita al Campo 65 l’associazione Link e i suoi volontari hanno realizzato mappe, foto, podcast e interviste video (ad esempio agli stessi volontari, all’archeologo e docente universitario responsabile degli scavi, professor Giuliano De Felice, e al presidente dell’associazione Campo 65 Domenico Bolognese).

Per l'inventario della memoria prodotto in Italia clicca QUI.places_Refore_Associazione_Link_italiano.pdf
Per l'itinerario della memoria prodotto in Italia clicca QUI. REFORE_ITINERARI_ALTRAMURA.pdf

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